Uno dei sistemi di riscaldamento da fonti
rinnovabili meno conosciuti è sicuramente rappresentato dagli impianti
basati sullo sfruttamento dell’energia geotermica. Questo genere di
impianto sfrutta la costante temperatura del
terreno per riscaldare o raffreddare, attraverso una pompa di calore,
il liquido contenuto nel circuito dell’impianto di riscaldamento e
condizionamento.
Che cos’è
un impianto geotermico: Iniziamo
con il concetto base: il terreno infatti contiene una inesauribile
sorgente di calore: la temperatura, man mano che si scende sotto terra,
aumenta grazie all'energia geotermica che dal nucleo terrestre si
dirige verso la superficie. Il terreno, inoltre, si riscalda grazie al
sole ed è in grado di assorbire circa la metà dell’energia che riceve.
Tecnicamente possiamo dire che le temperature del globo sono crescenti
man mano che si scende in profondità, in media ogni 100 metri la
temperatura delle rocce aumenta di +3 °C (quindi 30 °C al Km e 300 °C a
10 Km). Questo è valido però solo per quanto riguarda la crosta
terrestre, nel resto del globo l'aumento di temperatura con la
profondità (detto gradiente geotermico) è sensibilmente minore e varia
tra 0.3 °C/km e 0.8 °C/km. Parlando
di “geotermia” dobbiamo anche fare una distinzione tra quella classica
che sfrutta anomalie geologiche e vulcanologiche per produrre energia
elettrica tramite il vapore estratto dal sottosuolo (come nel caso di
Lardarello in Toscana) oppure che sfruttano l’acqua calda sempre
estratta dal terreno come avviene in alcune zone italiane. Questa non è
però la forma di geotermia che interessa i nostri scopi. Noi prendiamo
in considerazione quella che viene definita “geotermia a bassa
entalpia”, termine tecnico che indica lo sfruttamento del sottosuolo
come serbatoio termico dal quale estrarre calore in inverno ed al quale
cederne in estate. In base a questo concetto è facile capire le ragioni
per le quali il sistema è utilizzabile in qualsiasi zona, dal mare alla
montagna passando per le pianure e le città: basta avere la possibilità
di poter accedere al terreno. Lo
scambio di calore con il terreno avviene sfruttando un sistema
costituito dalle cosiddette “sonde geotermiche” che non sono altro che
una serie di tubazioni inserite nel terreno. Da quanto dichiarato dai
produttori ed installatori di impianti geotermici, il solo calore del
terreno (in abbinamento alla pompa di calore che funziona
elettricamente e comunque assorbe energia) è sufficiente per un
completo riscaldamento e raffrescamento di ambienti di svariate
dimensioni, senza alcun limite e senza l’utilizzo di caldaie per un
apporto termico aggiuntivo durante i periodi più freddi. E’ sufficiente
disporre di un numero di sonde geotermiche adeguate alle dimensioni
degli ambienti da riscaldare. Le
pompe di calore sono disponibili da circa 50 anni e la tecnologia ha
raggiunto una maturità tale da garantire efficienza ed affidabilità.
Questo tipo di macchine ha il vantaggio di fornire più energia (calore)
di quanta ne viene richiesta per funzionare in quanto il sistema
assorbe calore da un mezzo esterno. Gli elementi principali di un
impianto di riscaldamento/raffrescamento sono quindi costituiti dalle
sonde geotermiche inserite nel terreno, dalla pompa di calore
installata all’interno dell’edificio e dal sistema di distribuzione del
calore agli ambienti attraverso i cosiddetti “terminali a bassa
temperatura”. I
terminali di un impianto di riscaldamento possono essere costituiti dai
classici radiatori (i caloriferi), da ventilconvettori o da impianti
radianti a pavimento e parete. Solitamente i radiatori classici
lavorano con temperature elevate (in media tra i 65 ed i 70° C) mentre
gli impianti a pannelli radianti a pavimento, parete o soffitto
lavorano a temperature di 30-35° C. Per questo motivo sono definiti
“terminali a bassa temperatura”. Questa è una distinzione importante in
quanto, sebbene gli impianti geotermici possano funzionare anche con
terminali classici, il riscaldamento del liquido a temperature elevate
richiede un quantitativo di energia che vanifica i vantaggi offerti
dall’impianto geotermico. Sonde e
tubazioni: Abbiamo
parlato di sonde geotermiche per lo scambio di calore con il terreno.
In realtà anche su questo componente dell’impianto sono necessarie
alcune distinzioni. Le sonde sono costitute da una coppia di tubi uniti
tra loro (uno di andata ed uno di ritorno) per formare un circuito
chiuso all’interno del quale circola un apposito fluido (miscela di
acqua ed anticongelante). Le sonde geotermiche vengono inserite nel
terreno attraverso perforazioni verticali di profondità variabile tra i
50 ed i 150 metri in funzione dell’energia termica richiesta. Le sonde
sono poi collegate ad un apposito collettore collegato alla pompa di
calore. Il vantaggio di questo sistema è rappresentato dal ridotto
ingombro (le sonde possono essere inserite sotto l’edificio prima della
costruzione) e dalla possibilità di generare il raffreddamento estivo. In
alternativa alle sonde è possibile utilizzare un impianto a pozzo
costituiti da due pozzetti, uno di prelievo con al proprio interno una
pompa sommersa, ed uno di rimando. Il fluido caldo prelevato viene
inviato alla pompa di calore che ne estrae il calore attraverso un
apposito scambiatore e quindi rimandato nel terreno dove torna a
scaldarsi. Questo tipo di soluzione è molto economica ed offre una resa
maggiore in confronto alle sonde o ai sistemi orizzontali e sono molto
validi su impianti di potenza medio-alta. Un
terzo sistema è rappresentato dai cosiddetti “collettori orizzontali”
costituiti da tubi di plastica costituenti una serpentina interrata
orizzontalmente ad una profondità di circa 1,5 metri. Il sistema a
collettore orizzontale ha il vantaggio di offrire costi di
realizzazione contenuti ma presenta il lato negativo derivante dalla
grande superficie utilizzata che diventa non più edificabile. funzionamento
dell'impianto: Per
i nostri scopi prendiamo in considerazione un sistema basato
sull’utilizzo di sonde che funziona quindi nel seguente modo: durante
l'inverno il terreno ha una temperatura generalmente superiore a quella
esterna, il fluido scende in profondità attraverso le sonde, sottrae
calore al terreno e torna in superficie ad una temperatura maggiore
provocando l'evaporazione del refrigerante che circola nel sistema
della pompa di calore, il liquido quindi si espande assorbendo calore
dalla sorgente esterna All’uscita dell'evaporatore il fluido, ora allo
stato gassoso, viene aspirato all'interno del compressore azionato da
un motore elettrico. Questo fornisce energia meccanica che viene usata
per comprimere il fluido che, in conseguenza dell’aumento di pressione,
si riscalda venendosi così a trovare nelle condizioni ottimali per
passare attraverso un condensatore (scambiatore). In questa fase si ha
un nuovo cambiamento di stato del fluido, che passa dallo stato gassoso
a quello liquido cedendo calore all'acqua (o all’aria) utilizzata come
fluido vettore per il riscaldamento degli ambienti o per la produzione
di acqua sanitaria. Il ciclo termina con la sua ultima fase dove il
liquido passa attraverso una valvola di espansione trasformandosi
parzialmente in vapore e raffreddandosi, riportandosi così alle
condizioni iniziali del ciclo. Lo
stesso sistema, con opportuni accorgimenti impiantistici atti ad
invertire il ciclo, può essere usato per il raffrescamento estivo
sottraendo calore dagli ambienti per cederlo al terreno. In generale
per il condizionamento estivo. Con le pompe di calore si ha quindi il
vantaggio di sfruttare una sola macchina reversibile in grado di
invertire le funzioni dell'evaporatore e del condensatore, fornendo
così caldo in inverno e fresco in estate. Da quanto dichiarato da
diversi produttori di sistemi, una pompa di calore collegata ad una
sonda geotermica inserita a circa 100 metri di profondità, è in grado
di estrarre dal terreno una potenza sufficiente per riscaldare una
abitazione unifamiliare standard. Sembrerebbe quindi che dopo
l’installazione un impianto geotermico sia sufficiente per garantire la
completa indipendenza di una normale abitazione. Niente più caldaie e
quindi niente consumi di metano o GPL. Da quanto dichiarato sembrerebbe
proprio così. E’ però necessario considerare anche l’energia elettrica
assorbita dalla pompa di calore. Vediamo la descrizione tratta dal sito
di un produttore del settore. Efficienza
di una pompa di calore: L'efficienza
di una pompa di calore è rappresentata dal coefficiente di prestazione
COP (Coefficient of Performance), inteso come rapporto tra l'energia
termica resa al corpo da riscaldare e l'energia elettrica consumata
perché possa avvenire il trasporto di calore medesimo. Un valore di COP
tipico di un sistema piuttosto efficiente, può essere considerato pari
a 3 (valori normali sono compresi tra 2,5 e 3,5): ciò significa che per
ogni kWh di energia elettrica consumato, la pompa di calore renderà 3
kWh d'energia termica all'ambiente da riscaldare. La termodinamica ci
insegna, ma ce lo suggerisce anche il buon senso, che il lavoro
necessario per portare l'energia termica da un livello di temperatura
più basso ad uno più alto è proporzionale a tale dislivello o salto di
temperatura. Da ciò consegue la prima buona regola energetica di
utilizzare per il riscaldamento di ambienti abitati, che vanno
mantenuti a temperatura di comfort intorno ai 20º, temperature per i
fluidi di riscaldamento degli impianti non superiori ai 35º sufficienti
allo scopo. Con acqua disponibile a 10º-15º, il salto di temperatura è
conseguentemente di solo 20º-25º e, in queste condizioni, il rapporto
tra calore reso all'impianto di riscaldamento e la potenza richiesta
dalla pompa di calore nelle buone macchine moderne si aggira intorno a
4, potendo giungere anche a 5. Ciò significa che, spendendo 1 kW
elettrico per l'azionamento dell'impianto si ottengono almeno 4 kW
termici per l'utenza; gli altri 3 KW, ovvero il 75% del fabbisogno
termico, vengono prelevati dall'ambiente e, più precisamente, nel caso
da noi ipotizzato, dal sottosuolo; di conseguenza si può propriamente
parlare di fonte "geotermica". Vantaggi: I
vantaggi
di un impianto geotermico completo (riscaldamento +
raffrescamento) sono molteplici:
- l'energia
geotermica è una fonte di energia pulita e rinnovabile
- le sonde geotermiche non
inquinano
- non necessitano
di manutenzione
- un impianto geotermico dura più
di 100 anni
- si ha un risparmio fino all' 80% dei costi di esercizio
- è possibile generare
riscaldamento e raffreddamento con lo stesso impianto.
Costi
di realizzazione: I
costi variano in funzione della superficie da
riscaldare\raffrescare;
sono
naturalmente maggiori di un 20\30% in più rispetto ad un
impianto
tradizionale
Confronti
tra sistemi (edificio
con isolamento medio) | Tipo di impianto | Costo
(€/anno) | Risparmio con
imp. geotermico | | Geotermico/raffreddamento passivo | 951 | | | Metano/condizionamento tradizionale | 2.088 | 54% | | GPL/condizionamento tradizionale | 4.437 | 79% | | Gasolio/condizionamento tradizionale | 3.767 | 75% |
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